Microplastiche nell’acqua in bottiglia? Ecco cosa stai bevendo davvero
Sai che ogni anno in Italia si consumano circa 200 litri di acqua in bottiglia pro capite? Siamo tra i primi consumatori al mondo di acqua confezionata, convinti che questa sia sinonimo di purezza e sicurezza.
Negli ultimi anni, però, numerosi studi scientifici hanno dimostrato il contrario. Sempre più ricerche, infatti, hanno evidenziato la possibile presenza di microplastiche nell’acqua in bottiglia, particelle microscopiche che possono derivare sia dal processo di imbottigliamento sia dal contenitore stesso.
Le microplastiche nelle bottiglie sono oggi al centro dell’attenzione della comunità scientifica: la loro presenza è stata rilevata in diverse fonti di acqua, inclusa quella confezionata, dimostrando che questa piò rivelarsi meno sicura dell’acqua del rubinetto.
Per questo motivo, capire cosa sono le microplastiche, come possono finire nell’acqua in bottiglia, quali effetti può avere la loro ingestione nel lungo periodo,e come evitarle è fondamentale per fare scelte più consapevoli nella vita quotidiana, per te e la tua famiglia.
Un nemico invisibile: cosa sono le microplastiche?
Si definiscono microplastiche quei frammenti di plastica, insolubili e non biodegradabili, di dimensioni comprese tra pochi micron e 5 millimetri (mm). Invisibili a occhio nudo, sono oramai diffuse ovunque: negli oceani, nell’aria, nel suolo, nella catena alimentare, e anche nell’acqua che beviamo.
Queste si distinguono principalmente in due categorie:
- Microplastiche primarie. Sono rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di particelle molto piccole, come i microgranuli presenti in alcuni prodotti cosmetici, o i residui derivanti dall’usura di pneumatici e dal lavaggio di tessuti sintetici.
- Microplastiche secondarie. Derivano dalla frammentazione e dalla degradazione progressiva di oggetti plastici più grandi come bottiglie, sacchetti o imballaggi, esposti al sole, al calore e agli agenti atmosferici.
Accanto alle microplastiche si parla sempre più spesso anche di nanoplastiche, ancora più piccole (inferiori a 1 micron) e più preoccupanti. Proprio per le loro dimensioni ridotte, infatti, sono in grado riuscire a penetrare e superare barriere che le particelle più grandi non riescono ad attraversare.
Microplastiche nell’acqua in bottiglia: quante ce ne sono davvero?
Tutte queste particelle di plastica finiscono nell’acqua in bottiglia solo per inquinamento ambientale della fonte, ma non solo! Spesso derivano proprio dal processo di confezionamento: l’abrasione del tappo durante l’apertura e la chiusura, o lo stress termico che la plastica subisce durante il trasporto, possono contribuire al rilascio di piccole particelle nel liquido che andremo a ingerire.
Alcune ricerche indicano che una persona può ingerire ogni anno decine di migliaia di particelle di microplastica attraverso l’alimentazione, e l’acqua confezionata è considerata una delle possibili fonti. Un’analisi condotta da ricercatori della University of Victoria ha stimato un’assunzione annua compresa tra 39.000 e 52.000 particelle.
Un altro studio, realizzato dalla New York University, ha rilevato la presenza di microplastiche nel 93% dei campioni di acqua imbottigliata analizzati (259 bottiglie di 11 marchi diversi acquistate in 9 Paesi diversi).
Ricerche più recenti, come quelle della Ohio State University, suggeriscono che l’acqua in bottiglia possa contenere in media una quantità maggiore di micro e nanoplastiche rispetto all’acqua del rubinetto.
Inoltre, una revisione pubblicata sul Journal of Hazardous Materials fa luce sul fatto che chi beve regolarmente acqua in bottiglia ingerisce circa 90.000 microplastiche in più all’anno rispetto a chi consuma acqua del rubinetto.
Si tratta di dati ancora oggetto di studio e approfondimento, ma che contribuiscono a far emergere una maggiore attenzione verso la qualità dell’acqua che beviamo ogni giorno.
Quali sono gli effetti microplastiche sulla nostra salute?
Ma quali sono i reali effetti delle microplastiche sul corpo umano? La ricerca scientifica è ancora in corso e molti aspetti restano da chiarire. Tuttavia, negli ultimi anni sono emerse evidenze che hanno aumentato l’attenzione su questo tema.
Tracce di microplastiche sono state rilevate in diversi tessuti e fluidi del corpo umano, tra cui placenta, polmoni, fegato e sangue.
A livello biologico, gli studi indicano che l’ingestione ripetuta di microplastiche può causare:
- infiammazione sistemica e stress ossidativo cellulare
- alterazione del microbiota intestinale
- interferenza con il sistema endocrino
- possibili effetti neurologici e riproduttivi,
- possibili disturbi metabolici
Perché accade? Perché le microplastiche fungono da vettori per metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze tossiche, trasportandole all’interno dell’organismo. Come precisano i ricercatori, il rischio non è acuto ma cronico: non si tratta di effetti immediati, ma di effetti derivanti dall’accumulo progressivo nel corso degli anni.
Come ottenere acqua senza microplastiche con Acquastream
La buona notizia è che esiste una soluzione concreta ed efficace per avere sempre a disposizione un’acqua senza microplastiche: il sistema a osmosi inversa di Acquastream, il primo servizio in abbonamento dedicato alla purificazione dell’acqua domestica.
L’osmosi inversa è la tecnologia più avanzata per la purificazione domestica dell’acqua. Grazie a membrane semipermeabili con pori estremamente piccoli, il sistema è in grado di ridurre la presenza di microplastiche, metalli, sali in eccesso e altre sostanze indesiderate, migliorando la qualità dell’acqua direttamente dal rubinetto.
Il purificatore Acquastream raggiunge il suo obiettivo in tre fasi:
- Purificazione, la membrana a osmosi inversa rimuove microplastiche e impurità chimiche.
- Rimineralizzazione naturale, l’acqua viene riequilibrata con calcio, magnesio e potassio.
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La qualità dell’acqua Acquastream è certificata da analisi di laboratorio ACCREDIA, con un residuo fisso di soli 14 mg/L e un pH di 7,4: un’acqua leggera, sana e piacevole da bere ogni giorno.
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Glossario
- Osmosi inversa: processo di filtrazione che spinge l’acqua attraverso membrane a micropori ultrasottili, eliminando fino al 99% delle impurità disciolte, incluse microplastiche e contaminanti chimici.
- Residuo fisso: la quantità di sali minerali e sostanze disciolte rimaste nell’acqua dopo evaporazione a 180°C. Un valore basso indica un’acqua leggera e facilmente assimilabile.
- Micron (micrometro): misura equivalente a un milionesimo di metro, ovvero un millesimo di millimetro.
- ACCREDIA: ente nazionale italiano di accreditamento. Le analisi certificate ACCREDIA garantiscono l’affidabilità e la veridicità dei risultati di laboratorio.
- pH: misura dell’acidità o alcalinità dell’acqua. Un valore intorno a 7 è neutro, leggermente superiore indica acqua alcalina.
- Stress ossidativo: condizione in cui si crea uno squilibrio tra radicali liberi e difese antiossidanti dell’organismo, con possibili danni cellulari.