L'acqua del rubinetto a Roma
L'acqua di Roma si beve. È potabile, è controllata da ACEA e dalla ASL, e arriva in gran parte da sorgenti dell'Appennino: il Peschiera e le Capore, più il Marcio e l'Acqua Vergine. È una delle reti con la provenienza migliore fra le grandi città italiane.
Quello che i romani notano non è la sicurezza: è il calcare e il sapore di cloro. Sono due cose diverse con due spiegazioni diverse, e nessuna delle due ha a che fare con la potabilità.
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Da dove arriva l'acqua di Roma
La maggior parte dell'acqua potabile di Roma viene da sorgenti, non da fiumi: il sistema del Peschiera-Capore, nel reatino, copre da solo la quota più grande, affiancato dalle sorgenti del Marcio e dall'Acqua Vergine. L'acqua di sorgente arriva già di buona qualità e richiede un trattamento più leggero di un'acqua di superficie.
Questo spiega due cose: perché l'acqua di Roma è considerata buona, e perché è dura. Attraversando rocce calcaree si carica di calcio e magnesio, che sono gli stessi minerali che poi si depositano sulla resistenza della lavatrice.

I valori che contano
ACEA pubblica i dati per zona: si cercano per via o per municipio sul suo sito, e molti valori medi compaiono anche in bolletta. Sono i numeri da guardare, perché a Roma cambiano da quartiere a quartiere a seconda della sorgente che serve quella zona.
- Durezza, in gradi francesi: è quella che decide quanto calcare vedrai. A Roma è generalmente medio-alta.
- Residuo fisso: quanti sali restano evaporando un litro. Dice quanto l'acqua è «leggera».
- Sodio e nitrati: i due valori che più spesso interessano chi ha indicazioni dal medico.
- Cloro residuo: quello che si sente al gusto e all'odore.
I valori precisi della tua via vanno letti sul sito del gestore: una pagina come questa non può sostituirli, e chi ti dà un numero unico «per Roma» ti sta dando una media che alla tua cucina non si applica.
Perché sa di cloro
Il cloro non è un residuo: è messo apposta. Serve a mantenere la potabilità lungo i chilometri di rete fra la sorgente e il tuo rubinetto, e per legge deve essere ancora presente quando arriva. In una rete grande come quella romana il percorso è lungo, e nelle zone più lontane dagli impianti il sapore si sente di più.
È anche il problema più facile da risolvere: il cloro è volatile. Una caraffa lasciata aperta in frigo per qualche ora ne perde buona parte, un filtro a carbone lo trattiene, un impianto a osmosi lo elimina insieme al resto. Come funziona e cosa si può fare.
Il calcare
È la lamentela numero uno a Roma, e non riguarda l'acqua che bevi: riguarda la caldaia, la lavatrice, il box doccia e la macchina del caffè. Un'acqua dura lascia depositi, e sugli elettrodomestici costa in efficienza e in durata.
Qui serve la distinzione che quasi nessun venditore fa: contro il calcare di tutta la casa serve un addolcitore, che si installa sull'ingresso dell'acqua. Un depuratore sottolavello tratta solo l'acqua che bevi e non protegge la caldaia. Sono due cose diverse, e a Roma capita spesso che servano entrambe.

Che cosa cambia un depuratore a Roma
Non la potabilità, che c'è già. Cambia il residuo fisso, che scende molto; il sapore, perché il cloro sparisce; e la possibilità di avere la frizzante senza comprarla.
Il motivo per cui la maggior parte delle famiglie romane cambia, però, è più prosaico: non portare più le casse su per le scale. In una città di palazzi senza ascensore e con parcheggi lontani, è il beneficio che si sente ogni settimana.
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Domande sull'acqua di Roma
L'acqua del rubinetto a Roma si può bere?
Sì. È acqua potabile, controllata da ACEA lungo tutta la distribuzione e dalla ASL con controlli esterni. Arriva in gran parte da sorgenti appenniniche, principalmente il sistema Peschiera-Capore.
L'acqua di Roma è dura?
Generalmente sì, di durezza medio-alta, perché le sorgenti attraversano rocce calcaree. È la ragione del calcare su rubinetti ed elettrodomestici. I valori precisi variano da zona a zona e si leggono sul sito del gestore cercando per via.
Perché l'acqua di Roma sa di cloro?
Perché il cloro viene aggiunto apposta per mantenere la potabilità lungo la rete, e per legge deve essere ancora presente all'arrivo. Nelle zone più lontane dagli impianti si sente di più. È volatile: lasciando l'acqua in una caraffa aperta in frigo ne perde buona parte.
A Roma serve un depuratore o un addolcitore?
Dipende dal problema. Contro il calcare di caldaia, lavatrice e doccia serve un addolcitore, che tratta tutta l'acqua di casa. Per cambiare sapore e composizione dell'acqua che si beve serve un depuratore sottolavello. A Roma capita spesso che i due problemi convivano.