Qual è il miglior depuratore d'acqua?
Non c'è una risposta sola, e chi te la dà in una riga sta vendendo. Un depuratore si giudica su otto cose, e sette le trovi scritte in qualunque scheda prodotto: tecnologia, portata, ingombro, filtri, certificazioni, garanzia, prezzo. L'ottava non c'è quasi mai, ed è quella che decide come andrà a finire: chi se ne occupa fra tre anni.
Questa pagina mette in fila tutte e otto, dice cosa fa davvero ogni tecnologia e quanto costa un impianto nell'arco di dieci anni. Dice anche quando comprarlo è la scelta giusta e abbonarsi non lo è: succede più spesso di quanto farebbe comodo a noi.
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La risposta breve, in tre domande
Prima delle tecnologie, tre domande che restringono il campo più di qualunque confronto fra marche.
Quanta acqua bevete in casa?
È il numero che decide tutto il resto. Due persone che bevono due litri a testa al giorno fanno circa 1.460 litri all'anno; una famiglia di quattro ne fa il doppio. Sotto i mille litri all'anno quasi nessun impianto si ripaga, e una caraffa filtrante fa il suo lavoro. Sopra i duemila, il conto cambia del tutto.
Che acqua esce dal tuo rubinetto?
In Italia l'acqua di rete è potabile per legge e controllata dal gestore e dalla ASL: un depuratore non la rende potabile, ne cambia sapore e composizione. Ma «potabile» copre una forchetta larga: fra un'acqua a 90 mg/l di residuo fisso e una a 600 cambia il gusto, cambia il calcare, cambia quale tecnologia ha senso. Il dato è pubblico, lo trovi sul sito del tuo gestore, ed è il modo serio di cominciare: vedi l'analisi dell'acqua di casa.
Chi cambierà i filtri?
È la domanda che quasi nessuno si fa al momento dell'acquisto, e l'unica a cui tutti rispondono male. Ci torniamo sotto, perché è il criterio che separa un impianto che funziona a dieci anni da uno che sta sotto il lavello senza che nessuno ci pensi più.
Le tecnologie, e cosa fa davvero ciascuna
Sono quattro famiglie, più due cose che spesso vengono confuse con un depuratore e non lo sono. Qui sotto cosa fa ognuna e quando ha senso, senza promesse sulla salute: un depuratore domestico serve a cambiare il sapore dell'acqua e a smettere di comprare bottiglie, non a curare niente.
Caraffa filtrante
Un filtro a carbone in una brocca. Riduce il cloro e migliora il sapore, non tocca il residuo fisso, e la cartuccia va cambiata spesso. Costa poco, non si installa, e per chi beve poco è la scelta ragionevole. Il limite è il ritmo: un paio di litri alla volta, e la cartuccia se la deve ricordare qualcuno. Il confronto per esteso.
Microfiltrazione e ultrafiltrazione
Filtri a carbone attivo, da soli o insieme a una membrana a maglia fine, montati sotto il lavello. Trattengono il cloro e le particelle in sospensione, lasciano i sali minerali come sono. Non producono acqua di scarto e hanno una portata alta. Sono la scelta sensata dove l'acqua è già buona di partenza e il problema è solo il sapore.
Osmosi inversa
Una membrana che lascia passare l'acqua e trattiene la maggior parte di ciò che ci è disciolto, sali minerali compresi. Abbassa il residuo fisso in modo netto, e per questo si usa dove l'acqua è molto mineralizzata o sa di cloro in modo marcato. Due cose da sapere prima, perché nessuno le scrive in grande: produce acqua di scarto (una parte dell'acqua in ingresso va allo scarico, in proporzione che dipende dall'impianto) e ha più filtri da cambiare di una microfiltrazione. Dettagli in filtrazione a osmosi inversa.
Lampada UV
Non filtra niente: è una lampada che si usa come trattamento aggiuntivo. Su un'acquedotto italiano, che arriva già trattato, aggiunge poco. Ha senso su un pozzo privato, dove il problema è un altro.
Due cose che non sono depuratori
- L'addolcitore non si beve: serve a togliere durezza all'impianto di casa, per la caldaia e la lavatrice. Risolve il calcare, non il sapore del bicchiere. La differenza.
- Lo ionizzatore promette acqua alcalina. Il tema è controverso e le promesse che gli si attaccano intorno sono spesso sulla salute: su quello non ci mettiamo bocca, vedi acqua alcalina e ionizzata.

Gli otto criteri, in ordine di quanto pesano a dieci anni
Le schede prodotto li elencano tutti sullo stesso piano. Non lo sono: i primi tre decidono come finisce, gli altri cinque decidono se cominci bene.
LA SCENA · QUANTO PESA OGNI CRITERIO IN DIECI ANNI
- Chi fa la manutenzione Non «ogni quanto»: chi. È l'unica scelta che non si può correggere dopo.
- Il costo a dieci anni Il prezzo di listino è la parte piccola. Filtri e assistenza sono la parte grande.
- Cosa succede se si guasta Chi lo ripara, in quanto tempo, a spese di chi.
- La certificazione dei materialiDM 25/2012: è un documento, non una rassicurazione.
- La tecnologia giusta per la tua acquaNon la più costosa: quella che il dato del gestore giustifica.
- La portataUn impianto lento si usa male, e si smette di usarlo.
- L'ingombro sotto il lavelloSi misura prima, non dopo.
- L'installazioneSe cambia il rubinetto, se buca il piano, se si toglie senza segni.
- 1 · Chi fa la manutenzione. Non «ogni quanto», ma *chi*. Un impianto con i filtri esausti non si rompe in modo visibile: peggiora, e nessuno se ne accorge.
- 2 · Il costo a dieci anni, non il prezzo di listino. Il prezzo iniziale è la parte piccola. I filtri, l'assistenza e l'eventuale sostituzione sono la parte grande, e arrivano spalmate.
- 3 · Cosa succede se l'impianto si guasta. Chi lo ripara, in quanto tempo, a spese di chi. È la domanda che si fa dopo, quando serve.
- 4 · La certificazione dei materiali. In Italia gli apparecchi per il trattamento dell'acqua potabile domestica sono regolati dal DM 25/2012. Chiedi la dichiarazione di conformità: è un documento, non una rassicurazione a voce.
- 5 · La tecnologia giusta per la tua acqua. Non la più costosa: quella che ha senso sul dato del tuo gestore.
- 6 · La portata. Quanti litri al minuto escono davvero. Un impianto lento si usa male e si smette di usarlo.
- 7 · L'ingombro sotto il lavello. Si misura prima, non dopo. Quanto spazio serve.
- 8 · L'installazione. Se richiede di cambiare il rubinetto, se buca il piano, se si può togliere senza lasciare segni. Come si installa.
Il criterio che quasi nessuno guarda
Un depuratore comprato è un oggetto che diventa tuo, con tutto quello che segue: la scadenza dei filtri, il fornitore dei ricambi, il tecnico da chiamare, la garanzia da far valere. Il primo anno fila liscio. È dal secondo che il modello si vede.
Quello che succede davvero, e lo si vede in ogni categoria di apparecchi domestici con un consumabile, è che il cambio filtri slitta. Non per trascuratezza: perché richiede di ricordarsene, di trovare il ricambio giusto, di avere qualcuno che lo monti. Tre passaggi, ognuno con la sua probabilità di non avvenire.
Un impianto con i filtri oltre la loro vita non smette di funzionare in modo evidente. Continua a erogare, e intanto la resa cala. Chi lo ha comprato non ha nessun modo di accorgersene, perché non c'è niente da vedere.
LA SCENA · UN IMPIANTO CHE PEGGIORA NON SMETTE DI FUNZIONARE
Per questo il criterio decisivo non è quale impianto compri, ma a chi resta il lavoro. È anche l'unica differenza fra i modelli d'acquisto che non si può recuperare dopo: la tecnologia si sceglie una volta, la manutenzione si affronta per dieci anni.

Quanto costa davvero, a dieci anni
I tre modi di avere un depuratore in casa, con i costi come si presentano nel tempo. Le cifre di acquisto e noleggio sono prezzi di mercato correnti, variano per marca e configurazione.
LA SCENA · I TRE MODI, VOCE PER VOCE
Comprarlo
Da 350 a 2.500 € all'inizio, più l'installazione se non la fai da te, più i filtri e la manutenzione ogni anno. Il vantaggio è che dopo è tuo. Lo svantaggio è che dopo è tuo: i ricambi, le chiamate e la decisione di sostituirlo sono tue.
Noleggiarlo
Dai 20 ai 45 € al mese, di solito con una durata minima e con la manutenzione dentro o fuori a seconda del contratto. La domanda da fare è sempre la stessa: per quanti mesi sei legato, e cosa succede se disdici prima.
L'abbonamento
È il modello di AcquaStream: 29,90 € al mese, l'impianto in comodato, e 120 € di installazione una volta sola, al primo addebito. Nel canone ci sono i filtri, cambiati in base al consumo dai tecnici del servizio, la manutenzione, l'assistenza e la riparazione o sostituzione dell'impianto. Fuori restano l'installazione, l'acqua e l'energia che l'impianto consuma, e le ricariche di CO₂ dopo la prima. Le condizioni per esteso.
Il confronto voce per voce, con i numeri, sta in quanto costa un depuratore d'acqua e in conviene o no.

Quando comprarlo è la scelta giusta
Ci sono casi in cui un impianto comprato batte un abbonamento, e vale la pena dirlo chiaro invece di lasciarlo intuire.
- Se te ne occupi tu, e ti riesce. Chi ha dimestichezza con l'idraulica domestica, compra i filtri online e li cambia da sé, a dieci anni spende meno. Il modello in abbonamento sta pagando esattamente il lavoro che questa persona fa da sola.
- Se bevi poco. Sotto il migliaio di litri all'anno nessun canone si ripaga, e la caraffa fa il suo.
- Se stai in affitto per poco tempo. Un impianto che si smonta e si porta via ha un senso diverso da un servizio legato all'indirizzo.
- Se hai un pozzo o un'acqua fuori standard. Lì serve un trattamento progettato sul caso, non un servizio uguale per tutti.
- Se il prezzo iniziale non è un problema e vuoi scegliere la marca. Un abbonamento ti dà l'impianto che il servizio monta, non quello che scegli tu.
Che cosa risolve il modello in abbonamento, e cosa no
Detto senza entusiasmo, perché è un modello con due facce.
Cosa risolve
- Il criterio numero uno: la manutenzione non è tua. I filtri li cambiano i tecnici del servizio, in base al consumo, e la cosa non dipende da quanto te ne ricordi.
- Il guasto. Riparazione o sostituzione dell'impianto sono nel canone: non c'è una seconda spesa che arriva nel momento peggiore.
- Il rischio iniziale. Non c'è un apparecchio da comprare prima di sapere se ti serve davvero.
- La chiarezza del conto. Una cifra al mese, e le voci scritte: chi legge le condizioni sa prima quanto spende e cosa comprende.
Cosa non risolve
- Non è gratis nel tempo. 29,90 € al mese per dieci anni sono più del prezzo di molti impianti comprati. Quello che compri è che non ci devi pensare, e va valutato per quello che è.
- L'impianto non diventa tuo. Resta in comodato: se smetti, torna indietro.
- Non scegli il modello. La configurazione la decide chi installa, sulla base del sopralluogo.
- L'installazione si paga. 120 €, una volta sola, dal primo addebito: non è dentro il canone e non va raccontata come se lo fosse.
Dodici domande da fare prima di firmare, a chiunque
Comprese noi. Se una risposta non arriva per iscritto, è già una risposta.
- C'è una durata minima? Di quanti mesi?
- Quanto costa disdire prima della fine, e dopo?
- Il canone può aumentare durante il contratto?
- L'installazione è compresa o si paga a parte? Quanto?
- I filtri sono nel prezzo, o si pagano a parte quando si cambiano?
- Chi viene a cambiarli, e cosa succede se non viene?
- Se l'impianto si guasta, chi paga la riparazione?
- L'impianto è mio o in comodato? Se è in comodato, chi lo ritira e a spese di chi?
- C'è una dichiarazione di conformità al DM 25/2012?
- L'impianto produce acqua di scarto? In che proporzione?
- Chi viene a casa è un installatore o un venditore?
- C'è un finanziamento dietro il contratto, anche se non si chiama così?
Le nostre risposte stanno nelle condizioni del servizio, e sono le stesse che diamo al telefono.
Le nostre, in breve. Chi viene a casa tua è il tecnico che fa il sopralluogo e monta l’impianto: non porta contratti da firmare sul posto, e dietro non c’è un finanziamento. Il prezzo è quello che leggi qui.
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Preferisci parlarne? 347 769 2795.
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Domande su come scegliere un depuratore
Qual è il miglior depuratore d'acqua per la casa?
Quello giusto per la tua acqua e per quanta ne bevi, affidato a qualcuno che se ne occupi. Sul primo punto decide il dato del tuo gestore: dove il residuo fisso è alto ha senso l'osmosi inversa, dove l'acqua è già buona basta una microfiltrazione. Sul secondo decide il consumo: sotto i mille litri all'anno conviene una caraffa. Il terzo punto è quello che si sottovaluta, perché un impianto con i filtri esausti continua a erogare senza che nessuno se ne accorga.
Meglio osmosi inversa o microfiltrazione?
Dipende dall'acqua che hai. L'osmosi inversa abbassa il residuo fisso in modo netto, e serve dove l'acqua è molto mineralizzata; in cambio produce acqua di scarto e ha più filtri da cambiare. La microfiltrazione lascia i sali come sono, non ha scarto e ha una portata più alta: dove l'acqua è già buona e il problema è il sapore del cloro, è la scelta proporzionata. Non esiste una delle due che sia migliore a prescindere dal rubinetto a cui la attacchi.
Conviene di più comprare un depuratore o prenderlo in abbonamento?
Comprare conviene a chi i filtri se li cambia da sé e beve abbastanza da ripagare l'impianto: a dieci anni spende meno. L'abbonamento conviene a chi non vuole gestire scadenze, ricambi e guasti, e preferisce una cifra fissa a una serie di spese che arrivano quando capita. È una scelta fra due modi di spendere, non fra una scelta furba e una sbagliata.
Come faccio a sapere se un depuratore è a norma?
Chiedendo la dichiarazione di conformità al DM 25/2012, che regola gli apparecchi per il trattamento dell'acqua potabile domestica in Italia. È un documento che il venditore o l'installatore deve poterti dare: se arriva una rassicurazione a voce al posto del documento, è un'informazione su chi te lo sta vendendo.
Ogni quanto si cambiano i filtri?
Dipende dall'impianto e da quanta acqua ci passa: non c'è una scadenza uguale per tutti, e chi ne promette una sta semplificando. Con AcquaStream la questione non è tua: i filtri si cambiano in base al consumo, e a cambiarli vengono i tecnici del servizio.
Se l'acqua del rubinetto è già potabile, a cosa serve un depuratore?
A cambiarne sapore e composizione, e a smettere di comprare bottiglie. L'acqua del rubinetto in Italia è potabile per legge, controllata dal gestore della rete e dalla ASL: un depuratore non la rende potabile, perché già lo è. Chi prova a spaventarti sull'acqua di rete per venderti un impianto sta facendo una cosa già sanzionata in questo settore.